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Quando e perché operarsi al cheratocono

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cheratocono

Il cheratocono è una malattia oculare che colpisce alla cornea. Quest’ultima infatti diventa sottile e deforme fino a creare una lenta perdita della vista. La patologia in oggetto dipende da una sensibilità molto fragile di origine ereditaria delle molecole di collagene. Tuttavia, grazie alle moderne tecniche mediche, è oggi possibile operarsi, in quanto trattasi di interventi non invasivi.

La tecnica più comune viene definita Cross Linking, che ha lo scopi di rendere più forte e resistente la cornea. Si tratta di un’operazione che determina la formazione di legami più forti tra le molecole di collagene nate fragili e sensibili. Gli effetti dell’intervento possono dirsi non immediati ma progressivi nel tempo, fino ad un anno dall’operazione.

Sintomi della malattia

Per quanto concerne la sintomatologia della malattia, di solito la fragilità della cornea prevede un abbassamento della vista. Alcuni cominciano a soffrire di miopia e di astigmatismo irregolare miopico. Ambedue i problemi oculari diventano difficili da gestire con il solo utilizzo di lenti a tempiale (occhiali). Se inizialmente infatti l’oftalmologo opta per l’utilizzo in un tempo variabile di occhiali, arrivati ad un certo punto diventa inevitabile intervenire chirurgicamente.

Di norma l’eziologia del cheratocono dipende da una serie di fattori. Primo tra tutti sicuramente un aspetto genetico autosomico dominante a penetranza incompleta. Per cui la conseguenza principale della patologia è data dal progressivo calo visivo, aggravato dall’insorgenza del difetto rifrattivo. A causa di quanto il paziente è costretto di frequente a cambiare la gradazione delle lenti per la correzione ottica (anche due volte nello stesso anno).

Quando sottoporsi ad intervento

Nel momento in cui dunque l’utilizzo di occhiali non basta più a garantire una sufficiente funzionalità oculistica, il paziente è costretto a sottoporsi ad un intervento chirurgico. Tuttavia, come già anticipato poc’anzi, oggi la medicina ha pensato a delle operazioni che non risultino pericolose o invasive proprio per la cura del cheratocono. Per raccogliere tutte queste informazioni e molto altro ancora è possibile citare la pagina di Vision Future.

Il Cross Linking è un’operazione chirurgica considerata come l’alternativa ideale per far fronte al problema oculistico in oggetto. Tuttavia, affinché l’intervento possa davvero bastare per una correzione della vista, occorre che la malattia non sia ad uno stato avanzato. In caso contrario infatti l’intervento non sarebbe affatto utile.

Come avviene l’operazione di Cross Linking

Sono molte oggi le strategie in grado di far sì che il Cross Linking per Cheratocono faccia davvero il suo utile decorso. Certo è che ce ne sono alcune più o meno efficaci, a seconda del grado di avanzamento della malattia, come dimostrano anche i numerosi studi clinici condotti.

Ad esempio c’è la tecnica di Cross Linking Transepiteliale che risulta più light e meno efficace della tecnica di Cross Linking Epi-Off. Nella prima citata infatti non si interviene sulla cornea e si esegue il trattamento. Nella seconda viceversa, occorre puntare ad una modifica dell’epitelio corneale (lo strato superficiale della cornea) per poi eseguire il Cross Linking. La differenza è che con il Cross Linking Epi-Off la parte di cornea che viene cross linkata, cioè rafforzata, è maggiore e dunque il trattamento può considerarsi dagli effetti più imponenti.

In linea di massima comunque, il Cross Linking si suddivide in due fasi: una prima ove una molecola, che di solito è la riboflavina, viene iniettata nella cornea e una seconda fase in cui la cornea si irraggia con un fascio di luce ultravioletta (tramite laser). Grazie a questa luce viene facilitata la formazione di legami tra le fibre collagene, facendo sì che la cornea diventi più resistente. In base alla riboflavina, alla sorgente luminosa e ai tempi di esposizione, può cambiare tipologia ed intensità del Cross Linking che si esegue.

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